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Eventi e Fiere

itinerario “Val Vomano”

Della gioiosa costa teramana, ricca di eleganti località che si affacciano su belle spiagge animate in estate dai bagnanti, la moderna e ridente Roseto degli Abruzzi ne è una piccola perla. La nota cittadina abruzzese, posta tra il fiume Tordino e il Vomano, nacque nell’Ottocento e da allora fino ad oggi, a distanza di un secolo, Roseto mostra i suoi lunghi e inimitabili viali, ombreggiati da pini e da palme secolari, presso una magnifica spiaggia. È sicuramente una delle più importanti stazioni balneari della regione, capace di offrire ai villeggianti buone attrezzature turistiche e sportive, interessanti manifestazioni culturali e folcloristiche, squisite specialità culinarie locali, quali le “triglie alla rositana”, pregiati vini tipici e soprattutto tanta simpatia e ospitalità. E nelle calde notti d’estate chi, trovandosi a Roseto, rinuncerebbe alla magia di una passeggiata sull’ampio marciapiedi che procede a braccetto della spiaggia dorata, o ad una chiacchierata con gli amici seduti in uno dei numerosi giardini. Le sue costruzioni presentano un’architettura moderna come nel caso della Chiesa del Sacro Cuore, costruita in cemento armato e adornata all’interno con pregiati marmi, oppure l’importante struttura del Palazzetto dello Sport. La Chiesa dell’Assunta invece presenta una facciata romanica, con un pregevole portale e interno in stile gotico. Ma la città ha anche una bella storia da mostrare, quella di Montepagano, frazione di Roseto a pochi chilometri di distanza. Lasciandoci alle spalle l’Adriatico ci facciamo attrarre dal richiamo delle dolci colline che costeggiano il litorale. Saliamo in questo borgo dall’assetto urbanistico medievale e troviamo quattro antiche porte di accesso, quali “Porta Borea” e “Porta da pié”. Bellissima è anche la seicentesca Chiesa dell’Annunziata che nei suoi arredi vanta una statua lignea dell’Annunciazione del secolo XV, tele del ’600 ed una croce processionale d’argento di Pietro Santi. Nella piccola località, nel mese di agosto, si svolge una nota rassegna interregionale dei vini, allestita all’interno di un palazzo barocco.

Il 26 luglio, in onore di Sant’Anna, si celebra la festa dei Trionfi della Pace. Festa rinascimentale che viene riproposta in edizione moderna e che ricorda la fine di un lungo periodo di lotta  fra le fazioni che si erano formate all’interno della città.

Eccoci pronti per la seconda tappa dell’itinerario che ci spinge a riprendere la strada provinciale e quindi a superare in direzione Sud il fiume Vomano per dirigerci ad Atri, un tempo Hatria Picena.  Durante il periodo romano la città era divenuta un importante centro abitato, in seguito, nel periodo medievale, dopo la dominazione Franca, si trasforma in un libero comune, per poi divenire possedimento della famiglia Acquaviva. Chi la visita per la prima volta scopre lo strano e inconsueto paesaggio dei calanchi che si incontrano lungo la strada poco prima di arrivare. Probabilmente Atri è la città più antica della regione, certamente il suo patrimonio artistico è invidiabile. Il Duomo, eretto nel secolo XIII allorché divenne sede di Vescovi, è una delle chiese D’Abruzzo più imponenti. Il maestoso edificio presenta un magnifico portale ornato da un rosone a raggiera minuziosamente intagliato, opera di mastro Rainaldo. Sul fianco destro troviamo ancora tre ricchi portali che ci aprono ulteriori ingressi alla Cattedrale, mentre a sinistra si erge uno splendido e possente campanile che termina con una torre a cùspide. Nel suo interno a tre navate le meraviglie continuano con i mirabili affreschi del pittore abruzzese Andrea De Litio, che rivestì le pareti e la volta dell’abside con scene della vita di Gesù, della Vergine e con figure di Santi. Poi accediamo nell’adiacente Museo Capitolare per ammirare le numerose e preziose antichità qui custodite: quadri, codici miniati, lavori in legno intagliato, oreficerie e paramenti sacri. Addossata alla Cattedrale c'è invece la bellissima Chiesa di Santa Reparata nel cui interno oltre agli arredi baroccheggianti scopriamo la statua della Santa. Continuiamo la nostra visita cercando le altre antiche e ricche  Chiese di Atri: c’è quella di Sant’Agostino, risalente al XIV secolo e con un pregiato rilievo raffigurante Dio Padre; quindi la Chiesa di Sant’Andrea con un bel portale opera anch’esso di Rainaldo di Atri; la Chiesa di San Domenico, costruita nel 1322 e poi rimaneggiata nei secoli successivi; o ancora la Chiesa di San Nicola con il suo  lineare portale e gli affreschi del secolo XV; e quindi la Chiesa di San Francesco di stile barocco sia all’esterno che nell’interno. Nella vasta Piazza del Popolo si erge il trecentesco Palazzo Ducale in cui abitavano gli Acquaviva, oggi sede del Municipio. Nella Piazza del Duomo sorge invece il Palazzo Vescovile e l’ottocentesco Teatro Comunale. Le manifestazioni tipiche della tradizione di Atri ricorrono il 15 agosto per la festa dell’Assunta, con la sfilata dei carri agricoli addobbati, la vendita dei prodotti alimentari locali e i canti tipici abruzzesi, e il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre, quando all’alba, in paese in processione si accendono fasci di canne dette “faugni” in onore della Madonna. La città è conosciuta anche per la produzione di ottimo formaggio pecorino e di squisiti salumi. A questo punto godiamoci il magnifico panorama: da una parte colli a non finire, dall’altra parte, immenso e lucente, si distende l’Adriatico.

Puntiamo ora verso l’interno per l’ampia vallata del Vomano, mentre sullo sfondo ci appare in tutta la sua imponenza e maestosità il Gran Sasso. In breve tempo raggiungiamo un paese ubicato sul colle alla destra del fiume: è Morro d’Oro. La sua antichissima origine si palesa nelle opere stupende e di grande valore storico-artistico che il tempo ha voluto generosamente conservare. Al centro del paese c’è la Chiesa di San Salvatore che venne ristrutturata nel 1331. Le sue pareti custodiscono un altare in pietra, una tela dell’Assunzione e una Madonna in terracotta, tutti del 1500. La statua di legno di San Bernardino da Siena è invece del secolo successivo. Appena fuori il centro abitato, sull’apice di una collina, troviamo la Chiesa e il convento di Sant’Antonio Abate, con il suo portale risalente al XIV secolo. Ci allontaniamo dal paese ancora di qualche chilometro così che, verso il fiume Vomano, scorgiamo la Chiesa di Santa Maria di Propezzano. Venne eretta 1200 anni fa (715 d. C.) dopo che in quell’anno un gruppo di pellegrini tedeschi di ritorno da Roma ebbero, secondo la leggenda, un’apparizione della Madonna. Fu poi rifatta nel Trecento, con un grazioso portico che racchiude un portale gotico circondato da affreschi. Un altro bel portale, sul lato sinistro della Chiesa, detto “Porta Santa”, si apre soltanto il 10 di maggio e nel giorno dell’Ascensione, quando una “passata” sotto il portale può garantire l’indulgenza. Presso la Chiesa troviamo un piccolo chiostro ed un grazioso pozzo, ciò che rimane di una ricca e potente Abbazia del Medioevo.

Riprendiamo il percorso per l’ultima sosta e lasciamoci alle spalle questo borgo medievale arroccato sul colle. Camminiamo ancora nella Vallata del Vomano fino ad incontrare Notaresco, caratteristico paese sorto intorno ad un castello di cui oggi ci rimangono pochi resti. Di questo borgo da visitare è l’Abbazia di San Clemente al Vomano, posta nella vicinissima frazione di Guardia al Vomano. La struttura romanica, risalente al secolo IX, fu ristrutturata nel 1108 e successivamente nel secolo attuale. Di bell’effetto il portale con architravi in pietra, gli stipiti e l’archivolto con decorazioni. Nell’interno, spicca l’altrettanto antico e prezioso “ciborio” (tabernacolo) dello scultore Roberto Ruggero, finemente decorato a stucco. Ma prima di partire per l’ultima località di questo itinerario, meritano una visita ancora due chiese: quella di San Pietro e Sant’Andrea con tele settecentesche, e la chiesa di San Rocco con Madonnina in terracotta. Nel mese di maggio, a Notaresco si svolge la sagra delle fave fresche che vanno mangiate con pane casereccio e olio d’oliva. In tutti gli altri giorni dell’anno i piatti tipici di questo ridente paese sono diversi: squisite le “scrippelle ‘mbusse” e le “tajarille e fasciule”.

             

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